WhatsApp

Siamo nel 2021 e lo strumento di messaggistica più utilizzato è whatsapp. Può essere che diventi obsoleto come è oggi messaggiare con SMS, però va detto che sembra stato progettato ad uso e consumo delle narcisiste patologiche.

Vediamo come lo usava Marina.

In un primo momento, quello che con un termine che odio viene solitamente definito Love bombing - io il solo bombardamento lo farei su casa sua con un B52 - , le scrivevo e Marina rispondeva subito, dopo pochi secondi.

Potevo scrivere messaggi senza capo né coda, battuti sulla tastiera da una scimmia urlatrice e lei rispondeva. Subito. Anche se erano le tre di notte.

In questo modo mi faceva sentire importante, messo al centro della sua attenzione. E a me, come vedremo in altro post, non è successo tante volte. 

Dovevo prendere delle pastiglie, per contrastare una malattia che, sempre in altro post, vedremo avrà un ruolo importante nella vicenda. Dovevo assumerle ad ore precise e, allo scoccare dell'ora precisa, Marina mi inviava un messaggio "Pastiglia". A volte seguito da rimproveri scherzosi nel caso non la avessi ingerita.

Questo si protrasse per qualche settimana, un mese scarso. 

Poi avvenne la prima trasformazione: inviavo un messaggio di buongiorno al mattino, lei come purtroppo è diventato segno di questi tempi di 50enni infantili, aveva tutto un giro di persone a cui inviare i soliti messaggi-immagini idiote a base di "chi prepara il caffè?" "È in arrivo il mio buongiorno per te" ... E fregnacce simili.

Ora io inviavo il messaggio, vedevo che si collegava, e qui la prima specifica di progetto a favore dei narcisisti di Whatsapp, e non rispondeva.

Lo faceva molto dopo, il più delle volte con un freddo "Buongiorno anche a te" ... E a volte un paio di ore dopo.

Abituato alle risposte immediate ovviamente pensavo di aver scritto o fatto qualche cosa di sbagliato e, malconsigliato dal mio essere dipendente affettivo, scrivevo io di nuovo e, spesso, con messaggi idioti e un po' paraculi tipo "Marina tutto bene?". Brodo di giuggiole per il suo narcisismo ... "Dipende da me, gli posso fare quello che voglio, ce l'ho in pugno". Che poi è quello che vogliono. Anticipando il tema di un futuro post, questi l'amore manco sanno cosa sia, al massimo si invaghiscono, ma tutto per loro è ammirazione/potere/controllo ... Ma lo vedremo più avanti.

Dal rispondere tardi a sminuirmi passò veramente poco. Perché la sminuizione, spesso accompagnata repentinamente da un complimento, tanto per indurti dissonanza cognitiva, è un'altra delle loro armi.

Marina un mercoledì mi mandò il solito messaggino-immagine-infantile. Rappresentava un coniglietto che diceva "Buon martedì"

Ovviamente, da idiota, non potevo, come avrei dovuto, esimermi dal rispondere. "Marina, è Mercoledì". 

Mi aspettava al varco: "Vedi di andare a dormire prima alla sera perché sei davvero antipatico"

E l'utilizzo di Whatsapp per indurmi alla arrabbiatura divenne una costante che si manifestò tante volte, soprattutto nella fase di scarto finale ( ne ho subiti due ) che avvenne durante il lockdown di primavera 2020.

Dovevamo andare insieme a Bruxelles il lunedì successivo alla domenica in cui scattarono i primi divieti per il Covid con primo lockdown a Codogno.

Mi arrivò un messaggio da Marina:"Ci sarà il volo domani?". Mia risposta: "Credo di si, mi sembra si stia un po' esagerando con i divieti"  ( ora sono un pro-vax ultra convinto, allora ero un po' dubbioso ). Risposta di Marina:" Sei un rompiballe" ... E su questo si innescò la discussione che portò alla fine del nostro rapporto e alla perdita del viaggio.

Durante il lockdown ci furono continui riavvicinamenti e allontanamenti telefonici, fino allo scarto finale, il primo di maggio, pochi giorni prima della fine del lockdown, ovviamente per non fare in modo che potessimo rivederci. La litigata avvenne per un mio messaggio in cui le dicevo che Dostoevskij era ingegnere. Si aprì il cielo e ne scese la grandine più violenta semplicemente perché io ero reo di aver toccato uno dei suoi terreni : la cultura russa.

Ovviamente utilizzò il metodo più bastardo messo a disposizione da Whatsapp: il blocco.

Quando vedi la sua icona scomparire, vedi che scrivi e la virgoletta resta singola e grigia, non vedi più il suo essere online ... Beh capisci che chi ha scritto WhatsApp è un narcisista sadico e maligno. 

Ma la bastardata che Marina, come tutti i narcisisti, utilizzò fu lo sbloccarmi dopo pochi giorni. Io ne fui erroneamente felice ... "Che bello , mi ha sbloccato, le è passata ..." Col piffero e col cavolo a merenda. Mai scrivere, mai scrivere, mai scrivere in questi casi. È quello che vogliono.

Io da pirla scrissi qualcosa del tipo "che bello mi hai sbloccato, sono felice". Risultato: bloccato di nuovo senza risposta. Ovvio, cosa vogliono loro: vedere che tu dopo giorni ti accorgi che sei stato sbloccato e quindi capiscono che tu controlli, e quindi che tu tieni a loro. Immaginatevi il loro ghigno di soddisfazione quando vedono il potere ed il controllo su di loro ... Ma spezziamo una lancia in loro favore, non lo fanno perché sono superiori ma perché sono deboli, hanno bisogno di ammirazione, di cercare attenzioni con trucchetti, di sentirsi quei bambini desiderati che una educazione o troppo permissiva o troppo condizionata da comportamenti pretesi da un genitore ha tolto loro quando erano piccoli.

Post scriptum: utilizzo sui generis di Whatsapp.

Esempio 1: siamo a Londra, qualche giorno prima avevo presentato a Marina il mio carissimo amico Giorgio. Siamo in albergo sul letto e mi dice "perché non mandi a Giorgio un messaggio da parte mia?" A me girano le scatole ma le dico di mandarmi il messsggio che lo avrei girato a Giorgio. Mi manda il messaggio ... E' in russo, lingua che lei conosce benissimo. Chiedo cosa c'è scritto e lei "Ti devi fidare di me" . Invio il messaggio a Giorgio informandolo che è da parte di Marina. Sua risposta:" ma siete scemi? Cosa c'è scritto?" Lui traduce con Google translator e fortunatamente non c'era scritto nulla di strano ma dentro di me dopo una notte di merda scatta la voglia di lasciare Marina al ritorno da Londra perché amare non significa mettere chi ami in quella condizione. Amare significa fare stare bene, non tenere sul filo. Ma è questo che loro vogliono : tenerti sempre in tensione e portarti sempre più ad essere geloso. E lo vedremo meglio con le triangolazioni in altro post. Poi al mattino, a colazione Marina capì di aver esagerato e mi chiede scusa ... E io feci lo sbaglio di non lasciarla.

Esempio 2: dopo il secondo scarto io non la cercai più e lei non mi cercò più per due o tre mesi.

Un giorno mi arrivò sempre con whatsapp un messaggio in russo che, tradotto era "ma sei ancora vivo? Ma non dovevi morire?" . Io avevo un tumore e mi erano stati diagnosticati pochi mesi di vita se non avessi fatto delle chemio.

Io mi arrabiai di brutto e feci l'errore di rispondere e, dopo una serie di messaggi, la discussione virò sul tranquillo e lei tutta cortese mi chiede di rivederci. Ci rivedremo un giorno con cento promesse di tornare a viaggiare insieme ... Poi sparì nuovamente per non tornare più. Non aveva completato l'opera di distruzione. 

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